
8) Il problema dell'innatismo.
Siamo di fronte a uno dei problemi pi dibattuti della storia
della filosofia: quello che tratta dell'esistenza o meno di idee
innate nella nostra mente. Aristotele rifiuta la dottrina
platonica, favorevole all'innatismo e legata alla reminiscenza,
giungendo per a una posizione meno radicale di quella che sar
poi professata dagli empiristi inglesi del Seicento e del
Settecento (Locke, Hume), i quali sostengono che le idee si
formano nella mente in seguito all'esperienza di ciascun
individuo, e pi vicina a quella sostenuta dall'epistemologia
contemporanea (ad esempio Popper), che accetta l'esistenza
nell'uomo di facolt e di tendenze innate.
Analitici secondi, 99b 20-33 (vedi manuale pagina 121).
 [99 b] [...] Ordunque, che senza conoscere i primi princpi
immediati non sia possibile sapere mediante dimostrazione, gi si
 detto in precedenza. D'altro canto, ci si pu domandare se la
conoscenza dei princpi immediati sia o meno identica alla
conoscenza dimostrativa, se i princpi immediati e le proposizioni
dimostrabili siano o meno oggetto di scienza, oppure se le seconde
lo siano, mentre i primi sarebbero oggetto di qualche genere
diverso di conoscenza, e infine, se le facolt dei princpi si
sviluppino senza sussistere in noi sin dall'inizio, oppure se esse
siano innate, senza che ce ne avvediamo. In verit, se le
possedessimo sin dall'inizio, si andrebbe incontro a delle
conseguenze assurde, poich si dovrebbe concludere che, pur
possedendo conoscenze superiori alla dimostrazione, noi non ci
accorgiamo di ci. D'altra parte, se noi acquistiamo queste
facolt, senza averle possedute in precedenza, come potremo render
noto un qualcosa e come potremo imparare, quando non si parta da
una conoscenza preesistente? Tutto ci  infatti impossibile, come
dicevamo gi a proposito della dimostrazione. E' dunque evidente
che non  possibile possedere tali facolt sin dall'inizio, e che
non  neppur possibile che esse si sviluppino in coloro che sono
del tutto ignoranti e non posseggono alcuna facolt. Di
conseguenza,  necessario che noi siamo in possesso di una qualche
capacit, non per di una capacit tale da essere pi pregevole
delle suddette facolt, quanto ad acutezza

(Aristotele, Opere, volume I, Laterza, Bari, 1984 2, pagine 371-
372).

